Intervista di Aldo Torchiaro al Presidente di Alternativa Popolare Paolo Alli, pubblicata su Il Riformista del 26/02/2026

Parliamo di geopolitica e Difesa con Paolo Alli, presidente di Alternativa Popolare, già numero uno dell’Assemblea Parlamentare della NATO ed ex vicepresidente dell’Expo 2015, è oggi Segretario Generale della Fondazione De Gasperi.

Presidente Alli, con il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, tra minacce di dazi, retorica anti-europea e il progetto del Board of Peace, quale strategia vede verso l’Europa?

«Ho vissuto la prima amministrazione Trump da Presidente dell’Assemblea Parlamentare della NATO e già allora lo slogan America First definiva la sua azione. Trump ha sempre temuto l’Europa come competitor economico e culturale. Oggi, con il controllo del Congresso e un vicepresidente come J.D. Vance, le sue scelte diventano più estreme e imprevedibili, tutte orientate a indebolire l’Europa. Se davvero fosse ininfluente, perché impegnarsi tanto per indebolirla?».

L’appello di Mario Draghi a una vera unione politica può tradursi in scelte operative? «A Bruxelles avverto una crescente consapevolezza del compito storico dell’Unione. Di Draghi, che stimo, non condivido l’enfasi eccessiva: negli ultimi anni l’Europa ha reagito bene alla pandemia, ha mantenuto l’unità sull’Ucraina dopo l’abbandono americano e ha chiuso accordi cruciali con Mercosur e India. Ora serve superare alcune rigidità, ma senza imitare modelli federali esistenti: l’UE deve costruire una governance propria e originale».

L’Europa può davvero costruire una capacità autonoma di difesa?

«L’invasione russa ha rafforzato la NATO e portato Svezia e Finlandia ad aderirvi. Le due organizzazioni sono ormai quasi sovrapponibili. Pensare a un’Europa senza NATO, o viceversa, non è realistico. Servono invece razionalizzazione degli armamenti e una vera industria europea della difesa». Dal congresso della CDU quale messaggio arriva all’Europa?

«Il messaggio è chiaro: solidità del rapporto transatlantico e una Europa più forte. Gli investimenti annunciati da Merz sono il presupposto per una Germania che torni protagonista, anche se comporteranno un inedito ricorso al debito».

Il rapporto tra Friedrich Merz e Giorgia Meloni può rafforzare l’asse europeo su difesa ed energia? «Sono entrambi leader di destra, ma con dinamiche diverse: Meloni non ha forze alla sua d estra, Merz sì. Questo lo rende più centrista. Il loro buon rapporto personale, unito alla stabilità del governo italiano e al rilancio della CDU, può dare forza alle priorità europee, soprattutto se Meloni resisterà alle pressioni trumpiane»

LEGGI L’INTERVISTA COMPLETA SU “IL RIFORMISTA”