Il 14 luglio 1946 Alcide De Gasperi formava il suo primo esecutivo dopo la vittoria del referendum istituzionale e la proclamazione della Repubblica. Un trentino di confine, cresciuto sotto l’Impero austro-ungarico, cattolico senza essere clericale, democratico convinto ma pragmatico. Un uomo che aveva conosciuto il carcere fascista, l’esilio e le divisioni del dopoguerra, e che si trovò a guidare un Paese in macerie, diviso tra monarchici e repubblicani, tra comunisti e liberali, tra fame e speranza di rinascita.
Oggi, a ottant’anni esatti da quel momento fondativo, quelle scelte non sono reliquie storiche: sono il codice genetico del nostro stare in Occidente e del nostro modo di intendere la politica. De Gasperi scelse senza esitazioni l’Alleanza Atlantica e l’integrazione europea non per subalternità, ma per lucidità strategica: sapeva che solo ancorando l’Italia al campo delle democrazie liberali e alla costruzione di un’Europa unita il Paese avrebbe potuto ricostruirsi, crescere e difendersi dall’espansionismo sovietico e dai nazionalismi risorgenti.
Fece entrambe le cose senza mai rinunciare all’interesse nazionale: fu europeista proprio perché era un patriota realista.
Oggi siamo chiamati a una prova di responsabilità simile, anche se le sfide hanno cambiato forma. Abbiamo una guerra tornata nel cuore dell’Europa, un ordine internazionale instabile, una transizione tecnologica, demografica ed energetica che ridefinisce i rapporti di forza globali. Abbiamo un’Italia che rischia ancora una volta di oscillare tra sovranismi illusori e europeismi astratti, entrambi incapaci di tenere insieme coesione sociale, competitività e sicurezza.
L’area popolare che Alternativa Popolare vuole rappresentare e rinnovare non può che rifarsi a quella lezione originaria: radici cristiane e liberali, realismo geopolitico, giustizia sociale concreta, primato della persona sulla massa e sull’ideologia. Non si tratta di imitare nostalgicamente un passato, ma di esserne eredi responsabili nel XXI secolo: europeisti perché convinti che l’Italia conti di più dentro un’Europa capace di decidere e difendersi; atlantisti perché la libertà e la democrazia hanno nemici dichiarati e richiedono alleanze solide; popolari perché la politica deve rimettere al centro il lavoro, le famiglie, le periferie e la dignità di chi tiene in piedi il Paese ogni giorno.
De Gasperi insegnò che la grande politica si fa con uno sguardo lungo sull’avvenire e con un’azione paziente e concreta sul presente. Ottant’anni dopo, quell’insegnamento resta straordinariamente attuale.
Alternativa Popolare vuole essere, in questo passaggio di storia, la forza che rifiuta sia il nazionalismo rancoroso sia il globalismo senza radici. Una forza cristiano-laica, popolare, riformista, europeista e atlantica, non per nostalgia, ma perché quelle scelte di allora restano le più razionali per un’Italia che vuole contare, non solo sopravvivere.
È tempo di una nuova generazione degasperiana. Non per commemorare il passato, ma per costruire il futuro.
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