Esprimo, a nome del Movimento Giovanile di Alternativa Popolare, il più profondo cordoglio e la più sincera vicinanza alle persone rimaste coinvolte nel gravissimo episodio avvenuto a Modena, ai loro familiari e a tutta la comunità colpita da momenti di paura, dolore e sgomento.
Il nostro primo pensiero va ai feriti, alle loro famiglie e a chi in quelle ore ha vissuto momenti drammatici. A loro rivolgo un augurio sincero di pronta guarigione, insieme alla vicinanza umana e politica del nostro Movimento.
Desidero inoltre esprimere ammirazione e riconoscenza per il coraggio dimostrato dal cittadino italiano che, insieme ad altre persone presenti, è intervenuto con grande senso civico per fermare la persona in fuga dopo lo scontro. In momenti di caos e paura, gesti come questi rappresentano il volto migliore della nostra comunità: persone comuni che, con responsabilità e coraggio, scelgono di aiutare gli altri e di collaborare per tutelare la sicurezza collettiva.

Quanto accaduto è un fatto di estrema gravità, che dovrà essere chiarito fino in fondo dalle autorità competenti. La giustizia faccia il suo corso con fermezza, senza sconti e senza ambiguità. Chi commette atti violenti deve rispondere personalmente delle proprie azioni davanti alla legge.
Allo stesso tempo, sento il dovere di dire con chiarezza che la responsabilità di un singolo non può e non deve ricadere su un’intera comunità, né su una generazione di giovani italiani con origini familiari straniere.
Lo dico anche partendo dalla mia storia personale. Sono cittadino italiano, di origini albanesi. Conosco bene cosa significhi crescere in Italia portando con sé una storia familiare diversa, cercando ogni giorno di dimostrare con i fatti il proprio attaccamento a questo Paese.
E conosco anche il peso del pregiudizio: più volte, in passato, ho vissuto episodi di odio e discriminazione nei miei confronti soltanto per le mie origini.
Proprio per questo ritengo necessario ribadire una verità che troppo spesso viene dimenticata: ci sono migliaia di ragazze e ragazzi di seconda generazione che studiano, lavorano, rispettano le leggi, amano l’Italia e contribuiscono ogni giorno alla crescita delle nostre comunità. Giovani che si impegnano nelle scuole, nelle università, nelle aziende, nel volontariato, nello sport, nelle professioni e nella vita pubblica. Giovani che non chiedono privilegi, ma opportunità; che non cercano scorciatoie, ma il diritto di essere giudicati per ciò che fanno e per il contributo che danno.
Sono tanti i ragazzi con origini straniere che hanno voglia di integrarsi davvero, di sentirsi parte della comunità nazionale, di costruire ponti e non muri. Ragazzi che rispettano il Paese in cui sono cresciuti o in cui sono arrivati, che riconoscono il valore delle sue istituzioni, della sua cultura, delle sue regole e della sua democrazia. Ragazzi che vogliono costruire, lavorare, creare futuro, formare famiglie, aprire imprese, servire la società e contribuire al bene comune.
Per questo, condannare con fermezza la violenza non deve mai significare alimentare generalizzazioni o sospetti collettivi. La sicurezza dei cittadini è una priorità assoluta, ma proprio per questo serve serietà: ogni persona deve rispondere delle proprie azioni, non del proprio cognome, del colore della pelle, della religione o delle origini della propria famiglia.
Come Movimento Giovanile di Alternativa Popolare crediamo in un’Italia capace di essere ferma contro ogni forma di violenza e, allo stesso tempo, giusta nel riconoscere il valore di tanti giovani italiani di seconda generazione che questo Paese lo vivono, lo rispettano e lo amano.

L’integrazione non è uno slogan: è un percorso fatto di responsabilità, doveri, diritti, rispetto delle regole, educazione civica, lavoro e partecipazione. Ma è anche un percorso che richiede fiducia, ascolto e la capacità di non trasformare il gesto criminale di un singolo in una condanna collettiva verso migliaia di giovani onesti.
La risposta a quanto accaduto deve essere ferma, seria e responsabile: più legalità, più sicurezza, più attenzione ai percorsi dei giovani, ma anche più integrazione reale e meno odio. Perché un Paese più sicuro è anche un Paese più giusto, capace di distinguere tra chi viola la legge e chi, ogni giorno, la rispetta e contribuisce al futuro dell’Italia.