Bruxelles, 26 febbraio 2026 

Intervista di Marcello Austini (GNS Press), all’Onorevole Massimo Romagnoli, responsabile degli italiani all’estero per Alternativa Popolare. 

 

Desidero fare all’Onorevole alcune domande sulla riforma della giustizia. Il referendum sulla giustizia ha generato un dibattito acceso. Come si può trasformare questo confronto in un’occasione di riforma condivisa, evitando che diventi uno scontro puramente politico?

La giustizia non dovrebbe essere un terreno di scontro ideologico. Per trasformare il dibattito in riforma condivisa servono il rispetto istituzionale, un confronto sui contenuti ed il superamento delle logiche di appartenenza. Io non chiedo un voto contro qualcuno, chiedo un voto per modernizzare lo Stato. Il sì è una scelta di responsabilità. È una scelta per rafforzare la democrazia, non per dividerla. Votate sì.

Lei ha spesso sottolineato il ruolo degli italiani all’estero nei grandi passaggi democratici. Perché ritiene che il loro contributo sia particolarmente rilevante in questo referendum?

Gli italiani all’estero vivono quotidianamente sistemi giuridici diversi. Hanno una prospettiva comparativa concreta. Il loro contributo è fondamentale perché conoscono modelli alternativi, hanno esperienza diretta di sistemi più efficienti e vogliono un’Italia più credibile in Europa. Il referendum non è solo una questione interna, è una scelta che incide sull’immagine internazionale del nostro Paese. E gli italiani nel mondo sono ambasciatori della credibilità italiana.

Quali differenze ha riscontrato tra il sistema giudiziario italiano e quello di altri Stati membri? E quali buone pratiche ritiene replicabili in Italia?

Operando tra Belgio, Germania e Spagna ho potuto constatare che i tempi dei procedimenti sono generalmente più certi, le imprese hanno maggiore prevedibilità giuridica e il rapporto tra magistratura e sistema economico è meno conflittuale e più regolato. In Germania, ad esempio, il sistema è improntato a un grande rigore organizzativo. In Belgio vi è forte attenzione alla stabilità istituzionale. L’Italia ha magistrati di altissimo livello, ma il sistema va modernizzato per essere competitivo in Europa.

Riguardo la separazione delle carriere tra magistratura requirente e giudicante, che è uno dei punti più discussi della riforma, in che modo, a suo avviso, questa modifica rafforzerebbe l’equilibrio tra le parti e la percezione di imparzialità del sistema?

La separazione delle carriere non è una battaglia ideologica, è una scelta di equilibrio. Oggi giudice e pubblico ministero appartengono allo stesso ordine. Questo può generare nell’opinione pubblica una percezione di “vicinanza”. Separare le carriere significa: rafforzare la terzietà del giudice; garantire un contraddittorio più equilibrato; aumentare la fiducia dei cittadini.
In molti Paesi europei il modello è già strutturato in modo più netto. Non si tratta di indebolire la magistratura, ma di renderla più forte agli occhi dei cittadini.

Lei sostiene il sì al referendum sulla giustizia, parlando di modernizzazione dello Stato. In concreto, quali cambiamenti strutturali ritiene più urgenti per rendere il sistema giudiziario italiano più efficiente e competitivo a livello europeo?

Sostengo il sì perché questa riforma non è contro qualcuno, ma è a favore dello Stato. L’Italia ha bisogno di una giustizia più rapida, più prevedibile e soprattutto più competitiva a livello europeo. I cambiamenti strutturali più urgenti sono la separazione delle carriere: questo è uno dei motivi principali per cui tutti gli italiani, residenti in Italia e all’estero, sono chiamati a esprimere la loro opinione, per garantire equilibrio tra accusa e giudice; la responsabilità e valutazione meritocratica: per rafforzare la fiducia dei cittadini; la riduzione dei tempi dei processi: perché una giustizia lenta è una giustizia ingiusta; infine, una maggiore trasparenza nei meccanismi di autogoverno: per evitare logiche correntizie.
Se vogliamo attrarre investimenti, proteggere imprese e famiglie e rendere l’Italia centrale in Europa, dobbiamo avere un sistema giudiziario più efficiente e credibile.