Salutiamo con favore e con sollievo l’accordo raggiunto tra Israele e Hamas.

Abbiamo sempre sostenuto in primo luogo il diritto di Israele a esistere, e continuiamo a farlo contro ogni forma di antisemitismo, anche se mascherato sotto le sembianze radical-chic di qualche inviata speciale dell’ONU per la Palestina.

D’altra parte, riteniamo che entrambi i popoli, quello israeliano e quello palestinese, abbiano il diritto di vivere in pace e che la soluzione “due popoli, due Stati” continui a rappresentare l’obiettivo da perseguire. Un obiettivo, purtroppo, del quale tutti parlano ma che nessuno, per diverse ragioni, ha mai realmente voluto, altrimenti sarebbe già stato realizzato da tempo.

Ora ci auguriamo che l’accordo firmato sia portato a conclusione e che possa creare il presupposto per una pace giusta e duratura, con la definitiva messa fuori gioco dei terroristi di Hamas, vero danno anche del popolo palestinese. E speriamo che cessi definitivamente quel tifo da stadio di chi è pro o contro questa o quella parte, praticato sulla pelle di migliaia di morti innocenti, che ha caratterizzato per due anni il nostro dibattito pubblico.

Un tifo che ha esacerbato le divisioni interne all’Occidente, facendo il gioco dei veri mandanti di questa guerra tanto sanguinosa e orribile quanto inutile: le grandi autocrazie che mirano a costruire un nuovo ordine mondiale delegittimando le fragili democrazie occidentali. Poiché l’aggressione russa all’Ucraina aveva ricompattato l’Occidente, serviva infatti una guerra che lo dividesse al proprio interno e che distogliesse l’attenzione dai massacri di Mosca.
Una nutrita serie di finti pacifisti, di estremisti populisti e antisistema di destra e di sinistra, di opinionisti ignoranti o prezzolati hanno fatto il gioco dei regimi totalitari. Non è tardi per rimediare, se gli Stati Uniti torneranno a svolgere il loro compito storico (al di là dell’assegnazione o meno del Premio Nobel per la Pace al loro Presidente), se l’Europa ritroverà la propria compattezza e, soprattutto, se finalmente torneremo a occuparci nuovamente dell’altra sanguinosa guerra, di ben altre proporzioni, che si continua a combattere nella martoriata Ucraina.

Paolo Alli
Presidente di Alternativa Popolare