Accordo USA- Unione Europea sui dazi, il commento del presidente Paolo Alli:

“Non sono mai stato d’accordo con le politiche protezioniste realizzate a suon di dazi, ma dal momento che questo sembra essere il tempo dei nazionalismi di ritorno, ed essendo gli Stati Uniti, principali alleati dell’Europa, comandati da Donald Trump che ha deciso per questa linea antistorica, credo che la trattativa condotta da Ursula Von Der Leyen e dal commissario Maros Sefcovic per l’Unione Europea vada elogiata anzitutto sotto il profilo politico. 
Era infatti indispensabile non rompere il patto transatlantico, negoziando un valore dei dazi per lo meno ragionevole rispetto alle pretese iniziali. L’Europa ha dimostrato di essere, pur con tutti i suoi limiti, un interlocutore politico vero a livello globale, oltre che la seconda potenza economica mondiale. A chi, non avendo altri argomenti, dice che l’Europa si è inchinata a Trump, basta ricordare che la stessa sorte è toccata ad alleati storici altrettanto importanti quali il Giappone e la Corea del Sud.
Ora bisognerà vigilare sull’applicazione di quanto concordato e soprattutto sulle deroghe, che potrebbero riguardare anche settori importanti. Bisogna ricordare che, oltre ai dazi, esiste una ulteriore barriera naturale all’export europeo verso gli Stati Uniti, rappresentata, in questo momento dalla debolezza del dollaro che, in pochi mesi, è sceso di quasi il 15% nel cambio con l’euro.
La politica e il sistema imprenditoriale europei sono chiamati a reagire immediatamente, razionalizzando le proprie risorse e, soprattutto, riducendo il peso ancora insopportabile della burocrazia sul sistema delle imprese. Se, come affermano diversi centri studi, solo in Italia la burocrazia costa alle imprese tra i 200 e i 250 miliardi di euro all’anno, è chiaro che c’è moltissimo margine per poter sostenere l’efficienza delle nostre imprese riducendo questi oneri impropri. Su questo pesano sia la burocrazia di Bruxelles, sia quella di Roma. Anche il governo italiano non può limitarsi a fare da osservatore, ma deve saper cogliere questa occasione per sburocratizzare e rendere più semplice e più efficiente il sistema produttivo nazionale. Per non dimenticare il tema dei costi abnormi della pubblica amministrazione, ‘  ormai frettolosamente archiviato da tempo, anche da quelli che oggi strepitano contro la remissività Europea.
Un’ultima considerazione riguarda il fatto che se non avessimo avuto l’Unione Europea, i singoli paesi sarebbero stati stritolati nei rapporti bilaterali con un colosso come gli Stati Uniti. Altroché le stupidaggini come tornare alla lira, uscire dall’Europa o negoziare direttamente con Trump”