Alla Leopolda, Matteo Renzi ha rilanciato la sua formula di sempre: «Noi non inseguiamo il centro: noi siamo il centro», invitando le forze popolari e riformiste attualmente negli altri schieramenti a tradire propria casa politica. È un rituale che si ripete a ogni edizione della kermesse fiorentina, e che si scontra sempre con lo stesso limite: il centro non si proclama da un palco, si costruisce in decenni di storia, radicamento popolare e coerenza di valori.

Ed è proprio su questo punto che, nelle stesse ore, Giorgia Meloni ha offerto la risposta più efficace, senza neppure nominare Renzi. Il centro, ha detto, «non è un luogo dove stare a metà strada»: è piuttosto una cultura di governo fondata su famiglia, lavoro, libertà e senso dello Stato, che per decenni ha tenuto insieme il grande blocco popolare del Paese. Una cultura che, pur avendo cambiato forma, oggi è di casa nel centrodestra: un’alleanza che ha superato i trent’anni di vita e che sostiene, in questa legislatura, l’esecutivo rimasto più a lungo alla guida del Paese dal dopoguerra a oggi.

Va detto con chiarezza, senza equivoci. Associare il popolarismo italiano al centrosinistra, alleato organico di Conte, Bonelli e Fratoianni, è velleitario quanto cercarlo in un’operazione centrista da zero virgola, costruita di appello in appello senza mai una casa vera. 

Il popolarismo non è un’invocazione da palco: è una tradizione che oggi vive nell’opera di buon governo e nella concreta vicinanza alle istanze popolari dimostrata in questi anni dal governo Meloni.

È una tradizione, quella sturziana, che rifiuta l’invadenza dello Stato nell’economia e difende la libertà d’impresa, le autonomie e il merito, trovando oggi la sua naturale casa nella politica economica del centrodestra.

È una tradizione, quella degasperiana, che ha fatto della stabilità di governo, dell’atlantismo e dell’europeismo i pilastri della credibilità internazionale dell’Italia.

È una tradizione, quella dei padri fondatori dell’Europa democratica e popolare, che coniuga le radici cristiane e la solidarietà con la responsabilità di governo e lo sviluppo economico.

È una tradizione, quella del popolarismo liberal-costituzionale, che rifiuta le scorciatoie demagogiche e la subalternità alla sinistra per costruire una politica di concretezza al servizio dei cittadini.

Alternativa Popolare lo ripete senza esitazioni: la casa dei popolari italiani è nel centrodestra. E noi ci impegniamo ogni giorno per rafforzarla.