Parigi, Milano, Torino, Bologna: nel fine settimana le piazze si sono trasformate in campi di battaglia. Vetrine sfondate, negozi saccheggiati, bombe carta, barricate in fiamme; in Francia oltre 1.200 fermi, 855 nella sola capitale; in Italia decine di agenti feriti e piazza Duomo assediata da centinaia di giovanissimi.
Migliaia di persone sono scese in piazza pacificamente, con ragioni reali: stipendi che non bastano, affitti, carburanti, un costo della vita che pesa sulle famiglie. Ma la scena se l’è presa una frangia di violenti, che ha dirottato le proteste e assaltato le città. Una minoranza rumorosa non può tenere in ostaggio la maggioranza silenziosa di un Paese che lavora, rispetta le regole e chiede soltanto di vivere in città sicure.
Non si possono accettare città prese d’assalto da facinorosi. Protestare è un diritto, devastare è un reato, e la condanna deve essere unanime, senza ambiguità. A pagare il conto del caos non sono i violenti: sono i commercianti, i residenti, le forze dell’ordine ferite mentre difendevano tutti, anche chi manifestava pacificamente. A loro va la nostra solidarietà.
Colpisce, poi, quanti minorenni compaiano tra i fermati, alcuni trovati con bottiglie molotov: è un’emergenza educativa che interroga famiglie, scuola e istituzioni, ben oltre l’ordine pubblico.
Le istanze del Paese vanno ascoltate e affrontate nelle sedi della democrazia, con il confronto e con le scelte di governo, non con le bombe carta. Il popolarismo ha sempre distinto la partecipazione, che costruisce, dalla violenza, che distrugge: per questo il caos non sarà mai popolare.
