L’abolizione del bollo auto nel 2027 per le vetture fino a 80 kW è un intervento che alleggerirà una spesa concreta per milioni di famiglie. La platea prevista è molto ampia: circa 14,5 milioni di veicoli. Non è una misura legata al reddito, ma la soglia di potenza concentra l’intervento sulle auto piccole/medie, quelle più diffuse tra le famiglie italiane.
Il tema del potere d’acquisto è oggi particolarmente concreto, per questo serve agire con prontezza. Ad agosto l’inflazione è tornata al 3,3%, mentre i prezzi dell’energia sono cresciuti del 17,1% su base annua. E, nonostante il recupero più recente, secondo l’OCSE i salari reali italiani nel primo trimestre del 2026 erano ancora 6,1% sotto i livelli del 2021.
Per questo una riduzione delle imposte, partendo da quelle più fastidiose per gli italiani, rappresenta un sostegno immediato al reddito disponibile, e sarà necessario rendere strutturali questi tagli affinché generino benefici di lungo periodo.
La questione più generale riguarda però la direzione della politica economica. Tutelare i redditi medi e più bassi significa ridurre, dove possibile e in modo sostenibile, il peso fiscale sul lavoro e sulle famiglie. Significa soprattutto creare le condizioni perché crescano produttività, occupazione e salari reali. La difesa del portafoglio non può dipendere soltanto da bonus o interventi temporanei: nel medio periodo il potere d’acquisto si protegge con più reddito disponibile e con un’economia capace di crescere.
Il bollo è un ottimo un primo tassello. La sfida ora è costruire una politica fiscale stabile che lasci più risorse a famiglie e lavoratori senza compromettere i conti pubblici. Meno pressione fiscale dove è possibile, coperture credibili e più crescita: è su questi tre elementi che si misura la capacità di restituire potere d’acquisto agli italiani.
Ed è qui che si gioca la credibilità del centrodestra come forza di governo.
