Si è chiuso ad Asheville, tra le Blue Ridge Mountains della North Carolina, il G20 Finanze sotto la presidenza statunitense: il consesso che riunisce ministri economici e governatori delle banche centrali delle venti maggiori economie mondiali, che ogni anno misura il peso specifico dei singoli Paesi nel governo dell’economia globale. Per l’Italia, protagonista con il ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti, è stata un’occasione, e l’ha colta con merito.
Il dato più rilevante riguarda la credibilità dei nostri conti pubblici. A margine dei lavori, Giorgetti ha rassicurato mercati e partner internazionali: “Noi siamo abbastanza a posto per quanto riguarda il suo rifinanziamento”, ha detto riferendosi al debito, aggiungendo che non tutti i Paesi del G7 possono dire altrettanto. Parole pronunciate nella sede più autorevole del confronto finanziario mondiale, che certificano il lavoro serio e costante del Governo Meloni sui conti pubblici, dopo la stagione dei governi a guida Giuseppe Conte, segnata da spesa facile e debito crescente. Non è un dettaglio: la credibilità internazionale si costruisce con la disciplina quotidiana, non con gli annunci, e i risultati di questi anni parlano da soli.
Sul debito globale è intervenuto anche il segretario al Tesoro Usa Scott Bessent, aprendo i lavori con una diagnosi netta: il mondo, ha detto, è “sommerso dai debiti”, e l’unica strada per uscirne è tornare a crescere. Una lettura che condividiamo, a condizione che la crescita sia autentica e diffusa, capace di raggiungere anche i territori più periferici e le fasce più fragili della popolazione. È il principio di sussidiarietà, cardine della cultura politica popolare: lo sviluppo funziona se non lascia indietro nessuno, se lo Stato sostiene senza sostituirsi ai corpi intermedi e alle comunità locali.
Non sono mancati, ad Asheville, i momenti informali che contano nella diplomazia economica: alla cena di gala che ha riunito, tra gli altri, i ministri di Stati Uniti, Giappone, Canada, Francia, Polonia e Argentina, lo stesso Giorgetti ha parlato di una «serata di interessante approfondimento su temi globali», segno di un’Italia presente e ascoltata ai tavoli che contano, non semplice spettatrice.
Il vertice ha infine ribadito la collocazione atlantica ed europea del nostro Paese, confermando il sostegno, coordinato in sede G7 alla vigilia del summit, al sistema di sanzioni contro il regime degli ayatollah di Teheran. Un fronte compatto tra Washington e le cancellerie europee, che restituisce sostanza a un’unità atlantica apparsa spesso troppo incrinata negli ultimi anni, e che l’Italia ha contribuito a tenere salda.
Il quadro che emerge da Asheville è, nel complesso, positivo: un Paese con i conti in ordine e una linea di politica estera coerente torna a essere interlocutore credibile sulla scena internazionale. Alternativa Popolare rinnova il proprio sostegno alla ricetta economica di Giancarlo Giorgetti e all’azione del Governo Meloni, che rappresentano oggi l’unico argine solido alla tentazione, sempre presente nelle opposizioni, di tornare a mettere a rischio la tenuta dei conti pubblici e la credibilità internazionale faticosamente conquistata dall’Italia.
Alternativa Popolare
