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Europee 2019, il Programma di Alternativa Popolare – Popolo della Famiglia

 


MANIFESTO PER L’EUROPA

A tutti gli italiani che credono nell’Europa e condividono i valori del popolarismo di Sturzo e De Gasperi, Alternativa Popolare offre una opportunità che va oltre gli schemi proposti dalle forze politiche presenti oggi sullo scenario nazionale.
AP fa parte della famiglia del Partito Popolare Europeo, del quale fa proprio il manifesto dei valori. In Europa si gioca la partita del nostro futuro, in Europa occorre impegnarsi per rafforzare la presenza italiana superando la politica urlata, l’incapacità al potere, vecchi slogan e ricette di destra e di sinistra dimostratesi inefficaci e superate.
Con queste elezioni, e dopo la Brexit, l’Italia ha la storica opportunità di riacquistare la centralità che le fu propria all’inizio del grande progetto europeo, iniziato da De Gasperi, Adenauer e Schumann che oggi solo un forte patto tra Roma, Berlino e Parigi può rilanciare e portare a completa maturazione.
L’Europa deve poter arrivare, infatti, ad essere una vera unione politica, basata sulla appartenenza alle comuni radici giudaico-cristiane, che metta la persona e la famiglia al centro: per questa ragione, in vista delle elezioni del 26 maggio, Alternativa Popolare ha stretto un accordo con il Popolo della Famiglia. Un movimento al quale ci lega la condivisione di questi principi e la consapevolezza che occorre oggi il coraggio di un progetto nuovo, per offrire una possibilità di scelta a quanti si riconoscono nei nostri medesimi ideali, ma non si sentono rappresentati dalle proposte politiche attualmente disponibili.
La rinnovata costruzione europea dovrà essere ancora più saldamente fondata sui pilastri che hanno consentito al nostro continente il più lungo periodo di pace e di prosperità della propria storia: economia sociale di mercato per coniugare libera iniziativa e solidarietà; cura dell’ambiente come difesa del più prezioso patrimonio comune e come opportunità di sviluppo economico e di tutela della salute; rafforzamento del legame transatlantico; solidarietà autentica tra i popoli; difesa dei confini comuni contro l’affermarsi di nuove forme di nazionalismo, imperialismo e colonialismo, dentro e fuori il nostro continente; centralità dell’Europa negli equilibri geopolitici mondiali.
Occorre il contributo di tutti, ma è necessario, soprattutto, far crescere una generazione nuova, di giovani competenti e appassionati al bene comune, consapevoli delle occasioni che l’Europa offre loro, che portino a compimento la realizzazione del sogno europeo. Un sogno basato su una visione autenticamente comunitaria e liberale, distante dall’individualismo americano, che assolutizza il mercato come fine ultimo, e dal neo-collettivismo cinese, che ripropone un modello di centralismo statalista già inesorabilmente bocciato dalla storia.
A tutti coloro che vogliono mettersi all’opera, senza esitazione, per ricostruire l’Europa e ritrovare, dentro di essa, il ruolo che l’Italia sembra da tempo avere perduto, chiediamo fiducia per un progetto nuovo e proponiamo il nostro programma.
1. LE RADICI DELL’EUROPA

Il progetto europeo deve ripartire dalle comuni radici giudaico-cristiane.
“Pur nelle infinite differenze che caratterizzano le diverse tradizioni, in ogni città, paese, villaggio d’Europa c’è una chiesa cristiana” (dal manifesto del Partito Popolare Europeo “Apriamo insieme un nuovo capitolo per l’Europa”).
Su questa base, e sui comuni valori che ne derivano, dobbiamo completare la costruzione del progetto che fu di De Gasperi, Adenauer, Schumann.
Il devastante rogo della cattedrale di Notre Dame a Parigi suona oggi come un simbolico e tragico monito alle nostre coscienze: lasciare che il relativismo denunciato da Papa Benedetto XVI prevalga sui valori cristiani condurrà inesorabilmente alla devastazione dell’anima stessa del nostro continente.
Questa consapevolezza deve costituire la bussola che orienta le nostre scelte politiche e che ci rafforza nel dialogo con ogni seria tradizione liberale e riformista. Solo in questo modo, infatti, saremo aperti a un incontro autentico con tutti gli uomini di buona volontà, nel rifiuto di qualsiasi forma di antisemitismo e di discriminazione di razza, genere, fede.
Per queste ragioni sposiamo convintamente il manifesto dei valori del Partito Popolare Europeo che, tra le famiglie politiche presenti in Europa, rappresenta integralmente i nostri ideali e sosteniamo con forza la candidatura di Manfred Weber alla presidenza della prossima Commissione Europea.

2. L’EUROPA DELLA PERSONA E DELLA FAMIGLIA

Il popolarismo di Sturzo e di De Gasperi si basa sulla centralità della persona come elemento fondamentale della comunità umana e sulla famiglia come nucleo fondante della società.
Rispettiamo il diritto di ciascuno di scegliere il tipo di unione che meglio realizzi la propria affettività e le proprie aspirazioni. Tuttavia è alla famiglia, nucleo della società, che devono essere orientate tutte le politiche che l’Unione Europea metterà in atto, imponendo ai Paesi membri il rispetto di criteri essenziali quali: l’equità fiscale e l’applicazione del quoziente familiare; la implementazione di politiche di conciliazione e di misure per la libertà di educazione che permettano ai genitori di poter scegliere le modalità più adeguate per la crescita dei propri figli; il sostegno alla natalità, anche attraverso interventi finanziari; la fornitura di servizi di qualità per l’assistenza all’infanzia come asili-nido e scuole materne; la drastica e inflessibile vigilanza su qualsiasi fenomeno di abuso sui minori; il sostegno economico alle famiglie che decidono di assistere nelle proprie case anziani, disabili, persone affette da malattie rare o gravemente invalidanti.

3. L’EUROPA DELL’AMBIENTE PER LA SALUTE

L’Europa deve essere in prima linea nella protezione del patrimonio più grande che ci viene affidato e che abbiamo il dovere di consegnare alle generazioni future: l’ambiente. Le politiche ambientali sono anche le prime politiche per la salute dei cittadini. Un ambiente sano garantisce una qualità della vita migliore.
Le scelte in campo ambientale sono state troppo spesso viste come le politiche del “NO”. Non è negando lo sviluppo che si protegge meglio la natura. Anzi, l’efficacia delle politiche ambientali è strettamente connessa a uno sviluppo autenticamente sostenibile. La sfida è difficile, ma possibile.
a. L’Unione Europea deve essere consapevole che prevenire il degrado ambientale è molto meglio e costa meno rispetto al riparare i danni fatti da uno sviluppo incontrollato. In questo senso, è prioritario il sostegno alla green economy, che costituisce anche la possibilità di creare milioni di nuovi posti di lavoro reali e duraturi.
b. Le normative europee dovranno sempre più supportare qualsiasi forma di economia circolare e di riutilizzo delle risorse in tutti i settori: agricolo, industriale, energetico.
c. Gli agricoltori europei producono i cibi più sani del mondo. Tuttavia, i prodotti biologici, che hanno costi di produzione maggiori, sono ancora notevolmente più costosi per i consumatori rispetto a quelli convenzionali. In Europa, i prodotti biologici devono costare meno (o almeno non di più) dei prodotti coltivati con l’ausilio di prodotti che, a lungo andare, possono compromettere la salute della persona. L’Unione Europea deve detassare e sostenere gli alimenti sani, con controlli ferrei sulla reale qualità delle produzioni: ciò per permettere ai cittadini di poter scegliere, senza discriminazioni economiche, tra quello che fa bene alla salute dei propri figli e quello che può far loro male nel tempo. Questo, tra l’altro, permetterà di risparmiare, nel lungo periodo, sui costi dei sistemi sanitari.
I cibi biologici, i prodotti sani, non devono essere un privilegio riservato ai ricchi ma una scelta alla portata di tutti.
Occorre, inoltre, rafforzare la protezione e la tutela dell’originalità dei prodotti agricoli, caseari, vitivinicoli e degli allevamenti, nel pieno rispetto delle tradizioni locali.
d. La lotta ai cambiamenti climatici e all’inquinamento, locale e globale, deve essere al centro di ogni politica. L’Europa non può rinunciare al proprio ruolo di leader nel mondo, anche se altre grandi potenze, per egoismi nazionali o pressioni lobbistiche, si chiamano fuori da questo lavoro indispensabile per il futuro nostro e dell’intero pianeta. Andranno messe in atto efficaci forme di tassazione sulla produzione di CO2 e si dovrà lavorare per realizzare una vera Unione Energetica, in grado di ottimizzare il servizio ai cittadini e di ridurre l’impatto ambientale della produzione di energia.
e. L’ambiente è un settore nel quale la ricerca e l’innovazione hanno dimostrato di giocare un ruolo determinante: l‘Unione Europea dovrà continuare a sostenere qualsiasi forma e iniziativa di ricerca e innovazione tecnologica nel settore ambientale, a partire dalla mobilità a basse emissioni di carbonio.
I continui richiami di Papa Francesco alla cura del creato sono un monito che i leader europei e i loro rappresentanti nel nuovo Parlamento e nella nuova Commissione non dovranno ignorare. La rinnovata sensibilità ambientale, soprattutto nelle giovani generazioni, suona come un giusto campanello d’allarme per la politica, ma non può limitarsi a forme di protesta, per quanto legittime: deve invece trovare in chi governa le istituzioni europee e nazionali risposte concrete, realistiche ed efficaci.

4. L’EUROPA DELLA SICUREZZA

Il tema della sicurezza è oggi sempre più articolato: sicurezza interna, sicurezza dei confini dell’Unione, sicurezza globale. Spesso queste dimensioni vengono confuse e mescolate, inconsapevolmente o per ragioni di opportunità o di strumentalizzazione politica.
a. Il rischio più immediato, nella percezione comune, appare quello legato ai fenomeni migratori. L’Europa deve riformare urgentemente i regolamenti comunitari sul diritto di asilo, trovando soluzioni che garantiscano un equilibrio tra accoglienza e solidarietà. Per raggiungere questo difficile obiettivo, la prima e vera solidarietà deve essere quella tra gli Stati dell’Unione: devono essere tutelati i Paesi di primo ingresso dei migranti, garantendo una equa ridistribuzione degli aventi diritto di asilo e attuando efficaci politiche di rimpatrio dei non aventi diritto. Va intensificata la lotta ai trafficanti di esseri umani, anche con l’impiego di interventi militari coordinati con la NATO e di tecnologie sempre più moderne, quali l’uso dei droni.
b. Ma il vero investimento dell’Europa deve essere concentrato sul sostegno allo sviluppo del continente africano. La fuga da carestie, guerre, povertà non è un fenomeno sporadico, che possa essere risolto con un blocco degli accessi. Si tratta ormai di un fenomeno strutturale e, se non si creano condizioni di vita più umana in Africa, l’esplosione demografica, i conflitti locali, il terrorismo, la corruzione dei governi, aumenteranno enormemente il dramma delle migrazioni nei prossimi anni.
Occorre un vero piano Marshall per l’Africa, e solo l’Unione Europea ne può assumerne la leadership, anche per riparare ai danni dei passati colonialismi europei e per fronteggiare il neo-colonialismo economico cinese. L’Africa è il patrimonio del futuro per il pianeta, ma potrebbe diventare presto il vero, gravissimo e irrisolvibile problema per l’intera umanità.
c. La sicurezza ha oggi una dimensione sempre più globale. Il neo-imperialismo russo, l’espansionismo cinese, l’isolamento verso il quale sembrano avviati gli Stati Uniti ridisegnano il quadro geopolitico complessivo, mettendo l’Europa al centro di nuovi rischi. Guerre e conflitti hanno caratteristiche sempre nuove: si parla ormai di guerra ibrida. Gli attacchi informatici ai sistemi di sicurezza, ad esempio, rendono oggi il nemico sempre più invisibile e, perciò, sempre più difficile da contrastare.
d. Il terrorismo è tutt’altro che morto con la sconfitta sul campo di Daesh e non si può prevedere quando e in che forme tornerà a manifestarsi: l’Europa deve tenersi pronta a qualsiasi evenienza.
e. Occorre un sistema di difesa non solo militare, ma sempre più orientato a proteggere efficacemente lo spazio informatico (la cosiddetta cyber security), per tutelare i nostri Paesi da qualsiasi tipo di interferenza politica, economica, terroristica e bellica realizzata attraverso l’uso delle tecnologie informatiche e di Internet.
Di fronte a questi rischi crescenti e mutevoli, l’Europa deve impegnarsi a difendere i propri confini comuni, realizzando quella Comunità della difesa che De Gasperi sognava e che non vide realizzata. Non è isolandosi nel proprio territorio che un Paese aumenta la propria sicurezza, ma solo coordinando con gli altri i propri sistemi di intelligence, le proprie forze armate e di polizia, rafforzando lo scambio di informazioni, di uomini e di mezzi. Un sistema di difesa comune che deve utilizzare al meglio e con maggiore efficacia le risorse già esistenti, lavorando in modo coordinato e sinergico con la NATO e guardando alle minacce provenienti sia dal fronte est, sia dal Medio Oriente, sia dal Mediterraneo. Indispensabile sarà convincere gli alleati di oltre oceano a rafforzare il legame transatlantico, anziché indebolirlo mettendolo costantemente in discussione.

5. L’EUROPA DELLA CRESCITA
La crescita, forte ed equilibrata, dell’Europa andrà garantita tenendo conto della enorme complessità che caratterizza il nostro continente. A questa complessità dovranno corrispondere soluzioni articolate.
a. L’economia sociale di mercato, patrimonio storico della tradizione europea, cattolica e liberale, ha creato un modello di società unico al mondo, che garantisce libertà di iniziativa e, al tempo stesso, protezione sociale per tutti i cittadini. Questo modello di welfare universalistico, di ispirazione comunitaria, va difeso e rafforzato, senza cedimenti culturali e pratici verso le altre due grandi scuole di pensiero: il liberismo americano, basato sull’esaltazione individuo, e il collettivismo cinese, basato sulla negazione di ogni forma di libertà personale.
b. Il principio di sussidiarietà, affermato dalla Costituzione europea come cardine dell’ordinamento comunitario, va applicato e rafforzato nella sua duplice dimensione: verticale, con una distribuzione sempre più chiara e adeguata dei poteri tra i diversi livelli di governo (Europa, Stati, Regioni, Comuni); orizzontale, con il riconoscimento e il sostegno da parte dello stato alle iniziative svolte dai cittadini e dalle loro formazioni sociali. Da questo punto di vista, l’Europa deve anche spingere i Paesi membri a valorizzare e sostenere il grande patrimonio costituito dal volontariato, in ogni settore: sociale, sportivo, culturale. Alla luce del medesimo principio, l’Unione Europea dovrà anche saper riconoscere il valore dei numerosi tentativi di risposta alle esigenze dei cittadini già in atto in molte situazioni nei diversi settori: sociale, educativo, culturale, dell’economia e del lavoro.
c. Il dramma della disoccupazione, che affligge molti Paesi dell’Unione e soprattutto le giovani generazioni, può essere risolto solo con il rafforzamento di un’economia dinamica, innovativa, solidale, basata sui tre pilastri: economia sociale di mercato, innovazione centrata sull’uomo, competitività di ogni regione d’Europa.
d. Il mercato comune dovrà essere sempre più orientato verso l’economia digitale e l’economia circolare e trovare nuovi sbocchi verso i grandi paesi extraeuropei, attraverso accordi di libero scambio che non abbassino il livello qualitativo dei nostri standard.
e. L’Unione dovrà promuovere e sostenere l’innovazione e la competitività dell’industria europea, in particolare il sistema delle piccole e medie imprese, tutelando l’ambiente e la salute dei cittadini, promuovendo tutte le forme di riciclo, riutilizzo e riparazione dei prodotti. Tutto ciò dovrà condurre alla creazione di un modello di business sempre più sostenibile e innovativo.
f. L’equità del sistema fiscale e la lotta contro ogni forma di corruzione costituiscono, in questo senso, elementi essenziali per l’intero sistema delle imprese, così come la riduzione dei vincoli burocratici che penalizzano soprattutto le piccole e medie imprese e contribuiscono in modo determinante alla percezione negativa del ruolo delle istituzioni europee da parte dei cittadini.
g. La competitività dei diversi Paesi e di ogni regione europea andrà sostenuta attraverso il potenziamento delle infrastrutture di trasporto e comunicazione (i NO TAV, in questo senso, sono un esempio molto negativo), per eliminare qualsiasi forma di discriminazione, consentendo a tutti le stesse possibilità di mettere in gioco le proprie potenzialità.
h. Una crescita equilibrata non può prescindere da una autentica solidarietà tra gli Stati dell’Unione, con il rafforzamento delle politiche di coesione che permettano di aiutare chi è più in difficoltà, rafforzando la misurazione dell’efficacia dell’utilizzo dei fondi comunitari anche attraverso un maggiore coinvolgimento di governi nazionali e regionali. A questo proposito, l’Italia deve compiere un vero salto di qualità. È purtroppo noto come il nostro paese sia tra i fanalini di coda nell’utilizzo dei fondi strutturali, e questo denota come la nostra classe politica sia purtroppo assai più propensa alla lamentela che a rimboccarsi le maniche e lavorare seriamente. L’utilizzo efficace dei fondi europei richiede progettualità, lungimiranza e fatica, tutte caratteristiche che sembrano dimenticate da tempo dalla politica italiana, statale e regionale.
i. La solidarietà tra i popoli europei deve investire anche i temi cruciali di questo momento storico, a partire dalle politiche sulla immigrazione: la solidarietà, come la libertà, è indivisibile, o è vera sempre o non è vera mai.

6. L’EUROPA DELL’INNOVAZIONE

Le frontiere dell’innovazione sono sempre più aperte, come ci dimostrano le continue evoluzioni degli scenari tecnologici e la crescita di giovani generazioni capaci di inventare ogni giorno prodotti e soluzioni spesso imprevedibili e sorprendenti.
a. L’Unione Europea deve continuare a sostenere la ricerca e l’innovazione, stimolando gli stati membri a porsi lo stesso obiettivo, invertendo la prassi per cui nei momenti di difficoltà economica si tagliano per primi fondi alla ricerca: dovrebbe essere esattamente il contrario, come dimostrano alcuni Paesi virtuosi. Un obiettivo specifico dovrà essere l’incremento degli investimenti in intelligenza artificiale e robotica.
b. Il sostegno al capitale umano è l’investimento più importante: la circolazione di studenti e ricercatori costituisce una reale possibilità di arricchimento per ogni società nel mondo globale. Occorreranno misure specifiche per migliorare l’attrattività del sistema europeo verso giovani di altri continenti, per favorire il confronto e la messa in rete dei migliori cervelli. I programmi Erasmus, da questo punto di vista, costituiscono una storia di successo ormai irrinunciabile, da allargare a tutti i tipi di scuola e non esclusivamente agli studi accademici e universitari.
c. Le aziende che innovano devono essere premiate e non ostacolate, a livello fiscale e normativo.
d. Le istituzioni europee devono anche preoccuparsi che il mondo finanziario sappia assumere fino in fondo il proprio ruolo irrinunciabile di promotore e sostenitore dell’innovazione, anche assumendosi i rischi connessi: l’alternativa potrà essere solo quella di subire nuove forme di quella che potremmo definire colonizzazione dell’innovazione, fenomeno destinato ad aumentare la dipendenza tecnologica da parte di altre potenze mondiali più lungimiranti.

7. L’EUROPA BARICENTRO DEL MONDO

Negli ultimi anni abbiamo assistito alle più grandi, veloci e drammatiche trasformazioni nella storia dell’umanità: l’avvento sulla scena mondiale di nuove potenze globali, come la Cina e il risveglio dell’India, destinata a diventare entro qualche decennio una delle principali potenze mondiali; la trasformazione del terrorismo, le nuove e sempre più pericolose forme di conflitto e di colonizzazione; le imprevedibili conseguenze dell’utilizzo indiscriminato dei mezzi di informazione e delle tecnologie informatiche sulla sicurezza quotidiana dei cittadini e sulla loro privacy; la crisi economico-finanziaria globale che da dieci anni fa sentire le sue conseguenze su tutto l’occidente; il rinascere di nazionalismi e sovranismi, di nuove forme di discriminazione sociale e di razza; l’aggravarsi dei fenomeni migratori, sempre più spesso anche interni a un singolo paese, causati sia da guerre e conflitti sanguinosi, sia dal dramma della fame, sia da problemi ambientali, sia dalla ricerca di migliori opportunità di vita; la drammatica evidenza delle conseguenze dei cambiamenti climatici e della mancanza di rispetto dell’ambiente.
In questo panorama, si riafferma, paradossalmente, la centralità dell’Europa: centralità storica, culturale, economica, geopolitica.
a. L’Europa è stata ed è centrale nella storia e nella cultura dell’umanità. Da essa sono nate le grandi tradizioni democratiche, di essa sono permeati l’intero continente americano, ma anche realtà geograficamente lontane, come l’Australia, l’India, le Filippine, molti paesi dell’Africa, solo per citare alcuni esempi. La stessa Russia è geograficamente e culturalmente legata all’Europa.
b. Il modello di vita europeo, con il suo sistema di welfare, che a noi appare talora come un limite, costituisce, invece, la base delle strutture sociali di molti popoli.
c. L’Europa è la più grande economia mondiale. La produzione di ricchezza degli Stati europei (misurata dal Prodotto Interno Lordo) è superiore a quella degli Stati Uniti e della Cina. La libertà di scambi commerciali consentita dal mercato comune è un modello che consente un arricchimento reciproco tra i Paesi membri.
d. Il posizionamento geopolitico dell’Europa la espone, da un lato, ai drammatici rischi provenienti da sud, da est e, in un prossimo futuro, anche dall’Artico, ma, al tempo stesso, la rende centrale nel governo di conflitti e di opportunità di sviluppo. Non è un caso che la Cina ponga sempre più attenzione al rapporto con l’Europa, come dimostra l’iniziativa denominata Belt and Road, la nuova via della seta, il più grande progetto geopolitico mai pensato nella storia.
Questi elementi di centralità devono trasformarsi in una nuova consapevolezza: la responsabilità storica di essere il baricentro del mondo. Ciò sarà possibile solo se sapremo costruire gli Stati Uniti d’Europa, trovando finalmente quella unità politica indispensabile per mettere a frutto la responsabilità che la storia ci assegna.
Per raggiungere finalmente questo obiettivo, senza il quale l’Europa è destinata alla frammentazione e alla irrilevanza, occorrerà, anzitutto, rafforzare nei cittadini il senso di appartenenza all’Unione, rendendola meno burocratica e più attenta ai bisogni reali delle persone e delle famiglie.
Dovremo saper gestire adeguatamente le conseguenze della Brexit e lavorare perché situazioni analoghe non si ripresentino, completando, anzi, il processo di integrazione europea dei Balcani Occidentali, senza i quali il progetto europeo non sarà compiuto.
Una politica estera e di difesa comune seria e credibile non potrà realizzarsi se non a partire da questa unione profonda di intenti, al di fuori della quale nessun Paese europeo potrà reggere da solo il confronto con le grandi potenze mondiali, ma rischierà di venirne fagocitato.

8. IL 26 MAGGIO, UN PUNTO DI SVOLTA

Nelle elezioni del 26 maggio non è in gioco solo il rinnovo del Parlamento europeo e la conseguente nomina della nuova Commissione: la vera partita è quella di un rinnovamento strutturale dell’Unione Europea, chiamata a tornare alla visione dei Padri Fondatori per ritrovare, in uno dei momenti più drammatici della storia dell’intera umanità, la propria anima, le proprie radici, il proprio ruolo in un mondo ormai modellato su grandi blocchi fortemente identitari: Stati Uniti, Russia, Cina, India, mondo islamico.
A questo compito il Partito Popolare Europeo, al quale Alternativa Popolare orgogliosamente appartiene, sarà chiamato, ancora una volta, a dare il maggior contributo, consapevole della responsabilità storica che gli viene assegnata e della straordinaria eredità che gli viene dalla propria storia.
A tutti gli italiani, Alternativa Popolare, insieme agli alleati del Popolo della Famiglia, chiede la fiducia del voto, consapevole che il cammino è solo all’inizio, ma che questo è il punto di partenza per rifondare, nel nostro Paese, una reale alternativa per tutti i moderati, cattolici, liberali, riformisti che, al populismo al quale l’Europa sembra inesorabilmente condannata, contrappongono coraggiosamente i valori di un autentico popolarismo.