Cari amici,
il Referendum sulla Giustizia del prossimo 22 e 23 marzo rappresenta un momento cruciale per la vita civile del nostro Paese. Siamo nel 2026, un anno che porta con sé un anniversario dal valore simbolico straordinario: ottant’anni fa, nell’estate del 1946, si insediava la “Commissione dei 75”, quel consesso di menti illuminate incaricato di redigere la Costituzione della Repubblica Italiana.
Quegli uomini e quelle donne, pur nelle differenze ideologiche, avevano chiaro un obiettivo: costruire una casa comune dove la libertà non fosse solo una parola, ma una garanzia tangibile.
Oggi, guardando a quella eredità, abbiamo il dovere onorare il loro lavoro, sapendo che la Costituzione non è un reperto d’archivio; è materia viva.
È un patto che respira con la nazione e che deve evolvere con essa. Ed è proprio in questo spirito, nel rispetto profondo della volontà popolare, che guardiamo al Referendum sulla giustizia.
Nella nostra vitale esperienza quotidiana nel consesso internazionale, avvertiamo spesso una verità scomoda ma ineludibile: la credibilità di una nazione non si misura solo sulla sua forza militare o sul suo PIL, ma sulla certezza del Diritto.
Per questo il nostro SÌ al referendum non è un atto di ostilità verso la Magistratura. Al contrario, è un atto di amore verso la Giustizia.
Il popolarismo, la cultura politica da cui proveniamo e che orgogliosamente rappresentiamo, mette al centro la persona. E la persona, per essere libera, ha bisogno di un giudice che non sia solo imparziale, ma che appaia tale in ogni istante del suo operato.
La separazione delle carriere giudicanti e requirenti non è un capriccio punitivo: è la pietra angolare del “giusto processo” sancito dall’articolo 111 della nostra Carta. È l’allineamento dell’Italia alle grandi democrazie occidentali.
Votare SÌ significa spezzare quel circolo vizioso delle correnti che ha, purtroppo, mortificato il merito di tanti giudici onesti e preparati, i quali sono le prime vittime di un sistema che si auto-protegge a scapito della trasparenza.
Alternativa Popolare si rivolge oggi a tutti voi, con un pensiero particolare alle nuove generazioni. La riforma che chiediamo è per loro. Vogliamo consegnare ai nostri figli un’Italia dove le garanzie non siano privilegi, ma diritti inalienabili. Un’Italia dove chi intraprende, chi rischia, chi lavora, sappia di poter contare su uno Stato arbitro imparziale, rapido ed efficiente.
Non lasciamo cadere questa opportunità nel vuoto dell’indifferenza. La storia ci insegna che le riforme vere nascono sempre da una spinta popolare libera e forte.
Dobbiamo recuperare lo spirito di quei padri costituenti del 1946: il coraggio di scegliere, la volontà di costruire, la lungimiranza di guardare oltre l’interesse immediato.
Torniamo allo spirito dell’Appello di Luigi Sturzo, torniamo all’essenza del nostro impegno civico. Non accontentiamoci di una giustizia “così com’è”, ma pretendiamo la giustizia “come deve essere”.
Andiamo dunque alle urne, con la testa e con il cuore, per dare un segnale inequivocabile di civiltà e di democrazia.
Mobilitiamoci tutti in questo mese decisivo, con orgoglio e coraggio.
Per un Sì libero e forte!
Paolo Alli
Presidente di Alternativa Popolare
