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Alfano: “Inciucio franato, noi avanti con Gentiloni e con l`agenda Calenda”

Angelino Alfano. Il ministro degli Esteri:”L’alleanza con i dem non c’è più, l’unico garante è il premier”.

11 giugno 2017 – Ministro Alfano, dovevate sparire e invece siete vivi. È la rivincita dei partitini?
«La legge elettorale del patto a quattro prevedeva quasi il cento per cento di nominati e secondo i sottoscrittori avrebbe portato il Paese immediatamente al voto. Guardiamo gli effetti: al Senato saranno tutti eletti con le preferenze e alla Camera i deputati nominati potrebbero essere una minoranza. Come risultato finale le sembra poco? Per l’Italia dico, non per me».

Chi ha fatto saltare tutto?  Non Alternativa popolare visti i numeri.
«Non abbiamo lavorato sui numeri ma sulla denuncia pubblica del malfunzionamento. Una denuncia che ha rotto un argine e ha visto sulle stesse posizioni eminentissimi leader della sinistra che non avevano certo il problema della soglia. Per il resto hanno fatto tutto i partiti del patto e questo rende ancora più drammatica la loro frana. Se si parte da un cartello parlamentare dell’80 per cento e si va sotto al primo voto segreto vuoi dire che i leader avevano deciso una cosa senza il consenso dei loro parlamentari».

Quando si vota?
«Nel 2018. Non bisogna chiamarla scadenza naturale, ma scadenza costituzionale. È la Costituzione a stabilire la fine della legislatura. Per me il capitolo elezioni anticipate è definitivamente chiuso. Adesso occorre farlo entrare bene in testa anche a chi sostiene il governo Gentiloni, sia sul piano dello sostanza sia sul piano della comunicazione. Non possiamo rendere precario il lavoro dell’esecutivo».

Non c’è possibilità di varare una nuova legge elettorale?
«Ap non ha i numeri per rimettere in moto il meccanismo di riforma. Con il consueto realismo ci stiamo organizzando per votare con le due leggi uscite dalla Consulta. Sono legali, sono costituzionali, anche se possono produrre due maggioranze differenti alla Camera e al Senato. Ma eliminare questo problema tocca in primo luogo al Pd. Se se la sentono facciano una proposta. Noi non chiediamo una legge diversa».

La credo. Con il 3% entrare in Parlamento è più semplice.
«Veramente al Senato è l’8 per cento e noi accettiamo questa sfida. Non abbiamo nemmeno presentato emendamenti sulla soglia del 5%. Per quanto paradossale possa sembrare, l’mciucellum ci aveva spinto a creare un soggetto nuovo e ambizioso, quindi ciò che era nato per danneggiarci ha finito per favorirci. Proveremo a rappresentare quei milioni di italiani stanchi di sentire solo parole come rottamazione, ruspa e vaffa. Le nostre parole chiave saranno invece costruzione e buon senso».

È vero che Renzi vi aveva chiesto di far cadere Gentiloni?
«Per me la vicenda è chiusa. Sono già avanti, molto avanti rispetto a tutto questo».

Che rimane dei quattro anni di alleanza col centrosinistra?
«I tanti risultati di governo che non sarebbero stati possibili senza di noi: mercato del lavoro, tasse, giustizia, sicurezza. Tutta roba della tradizione popolare, liberale, moderata. Ma siamo stati alleati di necessità senza costruire un accordo politico con il Pd. La legge della Consulta oggi giustifica la totale autonomia delle forze politiche. Per noi è una condizione di grande vantaggio».

Ma dovete sostenere il governo con il Pd ancora un anno.
«Lo faremo. Ma non siamo una maggioranza, non siamo una coalizione. Manca quel di più di coesione e solidarietà per esserlo. Non siamo alleati del Pd, l’unico garante è Gentiloni».

Per fare cosa?
«La priorità è l’economia. Proporremo un grande piano di privatizzazioni per abbattere il debito pubblico. Meno debito significa più flessibilità dall’Europa da usare per la famiglia e le imprese. Vogliamo più investimenti per la famiglia e dare respiro alle imprese con incentivi per il lavoro, non per la disoccupazione come chiede M5S con una ricetta neocomunista. Poi, va approvata subito l’agenda Calenda, a partire dalla legge sulla concorrenza. Altra priorità è la legittima difesa».

Voterete la fiducia sul processo penale?
«Io ero in consiglio dei ministri quando è stata autorizzata la fiducia. Ed è una legge che abbiamo già votato. Una serie di cose non ci piacciono, inutile negarlo. Ma ci piace molto la delega sulle intercettazioni. Se ne parla da dieci anni e ora si realizza, è un risultato storico».

Lo ius soli?
«È un’altra legge che abbiamo già votato una volta».

Il biotestamento?
«Su questo occorrerà ragionare e anche parecchio».

Il reato di tortura?
«Mai avuto obiezioni di principio. Però ci vuole un ascolto attentissimo delle preoccupazioni delle forze dell’ordine per evitare un cattivo uso della legge nei loro confronti».

Chi sarà il vostro leader?
«Lo sceglieremo ma partiamo da valori e programma. Ap lavorerà alla creazione di un soggetto nuovo senza rivendicare alcuna leadership. Puntiamo a essere decisivi nel prossimo Parlamento. Impedire altri inciucellum, per esempio, è più importante del destino di ciascuno di noi».

L’idea di Calenda leader centrista è concreta?
«Lo stimo molto e lo rispetto. Proprio per questo non lo strattoniamo se dice di non voler fare politica. Intanto lo sosteniamo con forza al governo».

fonte: Repubblica