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Maurizio Lupi: «Asse tra noi e Pd fino alle elezioni. Centro o populisti, FI deve scegliere»

21 luglio 2017 – Maurizio Lupi, Enrico Costa si è dimesso perché non voleva tenere due piedi nella stessa scarpa. Condivide?

«Con Enrico c’è un rapporto di amicizia, ma si dimentica la ragione istituzionale e politica per cui questa legislatura non doveva esserci e invece è durata. Due forze grandi e distanti tra loro, sconfitte dagli elettori, collaborano, come in Germania e Spagna, e nessuno dice all’altro, alla fine, siete dei traditori. Personalmente non sento di avere il piede in due scarpa. Questo significherebbe non dare dignità e significato alla scelta fatta quattro anni fa».

Scelta in cui Costa non si riconosce più, evidentemente.

«Ma se tenere due piedi in una stessa scarpa ha significato passare da meno 2% di Pil al più 1,4 di quest’anno, ce ne metto 12 di piedi. E se ha voluto dire dare la possibilità a 300 mila neo mamme di ricevere un bonus per il figlio nato, ce ne metto 64. E se ha voluto dire abolire l’Imu, ce ne metto 124».

Anche Alfano ha dichiarato conclusa la collaborazione.

«Infatti, concludendo la legislatura si esauriscono le ragioni delle stare insieme. Ma prima no. C’è stato un periodo in cui qualcuno pensava che questo fosse un governo monocratico pd, ma non è stato così. È stato un governo straordinario di responsabilità e lo dimostra la sensibilità istituzionale del premier, che ha capito come sullo ius soli ponevamo questioni serie».

Renzi ha detto che la scelta di Costa è stata «seria e coerente» e la portavoce di Ap Valentina Castaldini lo ha definito «bugiardo e ipocrita».

«Non mi piace quando i toni si alzano e la politica finisce in rissa. Quanto a Renzi, gli domanderei: “La diversità non l’ho mai nascosta, con la dignità delle mie idee, eppure si collaborava. Allora, secondo questa logica, avrei dovuto tenermi le mie idee e non dargli il mio appoggio quando era premier?”».

Ap rischia smottamenti e emorragie di parlamentari?

«Sono quattro anni, prima con Ncd poi con Ap, che ogni settimana si parla di smottamenti e frantumazioni. No: noi ci siamo stati, ci siamo e ci saremo. Siamo l’unica forza nata in Parlamento che si è messa alle prove alle urne e ha preso un milione e 200 mila voti».

Fatto sta che Costa e altri stanno per far nascere un altro partito.

«Mi fa piacere che per la prima volta tutti dicano che c’è bisogno di un centro. Lo dice Forza Italia e lo dice anche Renzi, che è a caccia di voti moderati».

Rischiano di esserci molti partiti di centro e centrodestra alle elezioni.

«Vedo tanta frammentazione. Prima di pensare alle alleanze vanno definiti il contenuto e i confini politici del centro. I cittadini devono avere una ragione per votarti. Siamo alternativi al Pd, non perché mangino i bambini, ma perché abbiamo idee diverse, e alternativi alla destra lepenista che vuole portarci fuori dall’Europa».

E Berlusconi?

«Sono d’accordo con Renzi, Berlusconi deve scegliere se essere popolare o populista».

Ma non lavorate a un «rassemblement» per un nuovo grande centro?

«Certo, ci lavoriamo da anni. Il nostro compito è quello di dare un contributo perché possa nascere un nuovo soggetto, ma senza primogeniture. Invece vedo una discussione surreale e vedo una corsa a tornare in Forza Italia per la paura di non essere rieletti. Un’alleanza non artificiosa può essere fatta solo tra soggetti che esistono, che hanno una chiara identità e visioni convergenti».

Ieri ha incontrato Zanetti e Cesa.

«Sì, e ho parlato anche con Casini. Si può e si deve lavorare insieme, ma non come somma di tanti soggetti: serve il coraggio di una nuova proposta».

fonte: Corriere della Sera