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Angelino Alfano: Terroristi fra immigrati, da indagini nessuna conferma. Con Cav e Renzi solo per Quirinale

«Killer fra i clandestini ? Finora zero prove. Con il Cav e Renzi solo per il Colle»

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«Terroristi tra gli immigrati clandestini? Le indagini finora non confermano questa ipotesi»: il ministro dell’Interno Angelino Alfano dà un taglio a polemiche e illazioni con dati e cifre e indica una strada: trattare i terroristi come i mafiosi. E poi, come leader del Nuovo centrodestra, mette in chiaro che il nuovo Capo dello Stato sarà frutto di un confronto che nasce dal rispetto reciproco e chiude la porta alle ipotesi di fantapolitica di un «triumvirato» Renzi-Berlusconi-Alfano: «La legge elettorale non lo permette».

Ministro Angelino Alfano, immigrazione clandestina e terrorismo, che relazione c’è?
«Nessuno può escludere nulla, ma creare un nesso non è corretto, perché abbiamo avuto un anno durissimo per la questione dell’immigrazione, a causa della crisi libica e per tutto quello che sta accadendo in Siria e in Iraq. Un qualcosa che in Libia si verifica, ormai, da tanto tempo, e che accade proprio di fronte alle nostre acque territoriali. Davanti a casa nostra c’è un’instabilità politica che ha creato una sorta di corridoio nel Mediterraneo centrale e noi abbiamo una vigilanza altissima sul controllo dei migranti. Il 2014 si è concluso senza che né noi e neanche le Procure, che pure hanno attivato le indagini, abbiano trovato dei riscontri».

C’è la mano dell’Isis? 
«Non ci risulta dalle fonti internazionali che l’Islamic State abbia un controllo del traffico dei migranti, è vero che alcune delle milizie che operano in Libia sono coinvolte nel traffico. Ma che si tratti di un’attività dell’Is non risulta da alcuna fonte».

Perché non si stringono i tempi per il decreto antiterrorismo, c’è il timore di dare troppo potere ai servizi? 
«Con l’autorità governativa che si occupa dei servizi siamo in piena collaborazione nella lotta al terrorismo, le norme che saranno inserite nel decreto saranno pienamente condivise, ne abbiamo parlato, adesso c’è un lavoro di rifinitura tecnica, al quale stanno lavorando gli uffici. Io sono per procedere presto e per fare un decreto».

Quali saranno le linee-guida di questo decreto? 
«Il primo punto è rendere punibile chi va a combattere in terra straniera: dieci anni per il foreign fighters, poi c’è il potenziamento dei poteri al fine di ritirare i passaporti; terzo, la possibilità, da parte delle pubblica autorità, di usare i sistemi di controllo preventivo e personale di polizia nei confronti dei sospettati di tenorismo, tipico controllo che sin qui si applica nei confronti dei mafiosi. Quarto: la possibilità di oscurare i siti Internet nei quali si incita l’odio, la violenza e che servono al reclutamento. E tutto questo risponde alla deliberazione del settembre dello scorso anno del Consiglio di Sicurezza dell’Onu».

Tra le persone su cui si sta indagando c’è l’imam di Centocelle, sta per essere espulso? 
«Ovviamente non posso rivelare nulla di ciò che è riservato, ma posso dire che ogni volta che abbiamo ritenuto che un imam fosse meritevole di espulsione non abbiamo mai esitato, come io personalmente ho fatto con l’imam di San Donà del Piave nell’aprile scorso. Abbiamo ulteriormente rafforzato la nostra strategia e da domenica scorsa ad oggi si è passati da 9 a 12 espulsioni».

Il comparto sicurezza lamenta finanziamenti sempre più scarsi, nonostante l’allarme terrorismo, cosa fa il Viminale? 
«In realtà c’è malafede, da parte di chi ci attacca, perché la verità è questa: più settecento milioni con la Finanziaria 2014 e in quella 2015 vi è stato lo sblocco del turnover e lo sblocco del tetto salariale e stipendiale. Aggiungo che nel 2014 vi è stata l’intera destinazione del Fondo Unico Giustizia, quota Ministero dell’Interno, perle forze di polizia e, specificamente, non per i papaveri, ma per chi lavora in strada. Tutti blocchi nati negli anni precedenti e che io ho sbloccato e anche con risorse aggiuntive. Continueremo su questa strada perché i risultati ci sono stati: -7,7% dei reati. Davanti al comparto sicurezza si può mettere il segno “più”».

Ha ripreso il dialogo con Berlusconi. E la conferma che ha avuto ragione ad andare via da FI, è la sua rivincita? 
«I fatti ci stanno dando ragione, perché la formazione politica che abbiamo creato è riuscita ad unirsi all’Udc in un progetto di ricostruzione dell’area alternativa alla sinistra, dell’area popolare. È riuscita ad essere determinante per il governo, per le riforme e la legge elettorale, è riuscita a superare, dopo pochi mesi dalla nascita, lo sbarramento delle Elezioni Europee, prendendo 1.200.000 voti. Abbiamo superato degli sbarramenti difficilissimi, come quello in Calabria, dell’8% e noi abbiamo preso il 9%, e oggi si scopre anche che siamo indispensabili per l’organizzazione di tutta l’area moderata».

Che vi siete detti con Berlusconi? 
«Il nostro colloquio ha riguardato esclusivamente l’elezione del presidente della Repubblica, per riuscire a realizzare una interlocuzione con il Pd che sia rispettosa del numero dei suoi grandi elettori, ma che metta in condizione chi non è del Pd di riuscire ad avere un peso nell’elezione del presidente».

La sfida del Quirinale: lei voterà un ex Pci o comunque un leader della sinistra?
«Ci siamo dati un metodo, noi di area popolare: di non pronunciare diktat e di non subire imposizioni: avremo delle conversazioni con il Pd e con il suo segretario Matteo Renzi, in cui parleremo molto chiaramente della figura che noi immaginiamo come idonea a svolgere una funzione resa ancor più delicata dal fatto che il nuovo presidente della Repubblica accompagnerà le istituzioni in un cammino di cambiamenti senza precedenti, perché cambieranno la legge elettorale, il bicameralismo e complessivamente la forma di Stato e di governo».

Il Pd arriverà alla scissione?
«Io non amo entrare nei fatti degli altri partiti, ma penso che influirà anche l’esito delle elezioni in Grecia: se si dimostrerà che in tempo di crisi c’è uno spazio per portare al governo una sinistra radicale, le tentazioni di coagulare delle forze a sinistra del Pd potrebbero essere molto forti».

Il futuro ci riserva un fronte politico con Renzi, Berlusconi e lei? 
«Detto così sembra di giocare con la Playstation, non credo che sia possibile. La nuova legge elettorale di fatto esclude un’ipotesi di questo genere: si vince prendendo il 55 per cento. Due partiti, due liste arriveranno al ballottaggio e una delle due prenderà più del 50. Come accade in Francia. La nuova legge elettorale è fatta apposta per evitare cose di questo genere».

Fonte: Il Tempo